• Andrea Morzenti

La domenica lasciatemi pedalare, che il prosciutto ve lo taglio in settimana


A Fausto, un mio carissimo amico, piace andare in bicicletta. Gli è sempre piaciuto, fin da quando era bambino.

Va in settimana dopo il lavoro, per farsi la gamba. Poi la domenica con il suo gruppo di ciclo amatori. Quelli che la domenica, bici bella, divisa del gruppo, col sole e con la pioggia, d’estate e d'inverno, li vedi in strada che pedalano. E capita anche di mandarli "al diavolo", che la strada pare sia tutta loro.

Lavorava come metalmeccanico. Settimana di duro lavoro, dal lunedì al venerdì, ogni tanto anche lo straordinario di sabato mattina.

I suoi compagni di bicicletta fanno lavori di ogni tipo: chi in fabbrica, chi in ufficio, chi agente di commercio. C'è anche un avvocato e un architetto. Ma la domenica è domenica per tutti, ci si trova la mattina presto... e via, chilometri e chilometri in bici.

 

Ma l'azienda di Fausto purtroppo chiude. Fausto, dopo tanti anni, è a casa senza lavoro.

Fortuna Fausto trova lavoro quasi subito, come commesso all'Iper, qui vicino. Ha fatto domanda anche al Super sotto casa che però naviga a vista, pare stia per chiudere, e non l'ha mai chiamato neppure per un colloquio.*

Ora lavora anche la domenica e i giorni di festa (quelle rosse sul calendario), quando è in turno. Purtroppo deve quindi spesso rinunciare alla sua sgambata della domenica. E quest'anno per la prima volta, pare, quasi sicuro, non potrà correre neppure la corsa che ogni anno il suo gruppo organizza per il 25 aprile.

Certo gli pagano le maggiorazioni previste dal contratto collettivo, ci mancherebbe. Ma non è questo il punto, dice. Si chiede perché la domenica. Non sono sufficienti sei giorni a settimana?

E un amico che pedala con lui, che dice di saperne, gli spiega che in tutta Europa è così. Che le regole in Italia sono quelle giuste, che i negozi devono rimanere aperti quando vogliono, che non si devono mettere limitazioni alla libera iniziativa economica.**

Ma Fausto si è informato. E risponde che in Germania, Francia, Austria, Belgio, Olanda non è così. È così sicuramente in Inghilterra. Forse è così in Romania e Bulgaria. Ma non è vero che è così in tutta Europa, anzi.***

Mah, dice dubbioso l'amico, ma il PIL? E i posti di lavoro? Su questo si discute molto, dice Fausto. Ho scovato in rete un interessante studio di Confcommercio, poi te lo giro.****

Ah, Fausto non è cattolico, mica va a Messa lui la domenica; è ateo dichiarato.

E non è neppure sposato. Non pensa a figli e famiglia, nessun focolare domestico. Vive, solo, in un bel bilocale con la sua bici lì con lui nella camera da letto. Gli piace solo pedalare la domenica, assieme al mondo che la domenica non lavora.

E allora chiede al suo amico: io non lavoro al pronto soccorso, perché non passi da me il sabato? Al banco, ti taglio io il prosciutto cotto! Poi ce lo mangiamo assieme, nel panino, una bella michetta, la domenica mentre pedaliamo. Con l'acqua fredda della borraccia, appena riempita alla fonte. Che dici?

 

* Trattandosi di un comparto con peculiari specificità strettamente connesse al territorio, al tessuto urbano e alla distribuzione della popolazione, è necessario assicurare un equilibrio tra le diverse forme-formule distributive (il cosiddetto pluralismo distributivo), al fine di garantire l’accessibilità ai servizi della distribuzione commerciale attraverso la numerosità ottimale dei punti di vendita in una data area territoriale, risultato non sempre realizzabile senza un qualche intervento di tipo regolatorio. Libertà di iniziativa economica e concorrenza non significano totale assenza di regolazione, soprattutto quando questa è diretta ad evitare processi di concentrazione all'interno di una forma di mercato.

** In linea generale, la visione liberale dogmatica, si rifà al precetto secondo il quale “tutto ciò che non è vietato, è consentito”: questo è condivisibile soltanto sotto il profilo teorico. Una pratica liberale che sia ragionevole deve piuttosto combattere gli eccessi di regolazione evitando di predicare l’assenza di regolazione come condizione preferibile in assoluto.

*** Prevale, comunque, nella gran parte dei paesi europei, la regola generale della chiusura domenicale e nei festivi con deroghe di orari, zone turistiche e superfici e limitazioni di orario nei giorni lavorativi.

**** La liberalizzazione degli orari non sembra avere generato quel ricorso a nuova occupazione, magari a tempo determinato, che taluni si attendevano, per coprire posizioni durante le domeniche o negli orari notturni. Naturalmente queste dinamiche sono influenzate dal perdurare della crisi economica e si può ribattere che senza le liberalizzazioni si sarebbe osservata una maggiore caduta di occupazione nelle grandi imprese; tuttavia, data la sostituibilità dei formati [...], quella maggiore caduta si sarebbe risolta in una minore caduta dell’occupazione nei negozi più piccoli.

Passaggi tratti da "Sulla totale liberalizzazione degli orari e dei giorni di apertura dei negozi Ufficio Studi Confcommercio, 9 luglio 2015"

#domenicheaperte #negozi

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