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  • Andrea Morzenti

Buona estate a Emma e al suo bellissimo bambino

Aggiornamento: 9 ago 2023




Capita che anche le lavoratrici assunte con contratto di lavoro in somministrazione vadano in maternità. Non entriamo certo qui sul tema del calo demografico, tema molto complesso che – mio parere – è causato in misura più o meno eguale tanto dalle (irrisorie) politiche pubbliche, quanto (credo) al modo diverso ma certamente lecito di intendere e di volere vivere la propria vita rispetto agli anni passati.


Capita, dicevo. E capita anche (forse di più?) quando, come il caso che vi racconto oggi, la lavoratrice è assunta con contratto di lavoro a tempo indeterminato.


Al ritorno dalla maternità, Emma (nome di fantasia) si trova a vivere una situazione mai vissuta in precedenza. C’è il suo bellissimo bambino e c’è il suo altrettanto bellissimo lavoro. Però dice Emma, per motivi che non è certo lecito sindacare, quel lavoro non le si addice più. Gli orari, dice, sono incompatibili con questo delicato momento della sua vita. Emma prova allora a chiedere al suo datore di lavoro, l’agenzia per il lavoro, se fosse possibile una modifica dell’orario in modo da conciliare la sua (nuova) vita e il suo (vecchio) lavoro.

L’agenzia per il lavoro sente subito l’utilizzatore (cioè, piccola digressione, il soggetto che possiamo definire l’altro datore di lavoro nella somministrazione, quello sostanziale, nel cui interesse e sotto la direzione e controllo lavora Emma) che, ahimè, non ha modo di assecondare la richiesta. Dice che l’organizzazione del piccolo ufficio dove lavora(va) Emma non lo consente.


Emma allora, suo malgrado, decide di dimettersi. È tranquilla, capisce e comprende la situazione, valuta che in questo momento della sua vita è giusto così.


Il suo bellissimo bambino è piccino, meno di un anno. Le dimissioni, per essere valide, devono – lo dice la legge – essere convalidate dall'Ispettorato Nazionale del Lavoro. Emma lo sa, gliel'ha spiegato l’agenzia per il lavoro. Sente allora l’ispettrice della sua provincia, le spiega tutto, situazione, decisione, motivazioni.

L’ispettrice però non convalida le dimissioni, dicendo che è compito dei datori di lavoro, nonché è insito nel ruolo delle agenzie per il lavoro, tutelare la maternità, favorire e non frenare la natalità nel nostro Paese. Se l’utilizzatore non può (però insista ancora l’agenzia, chiede l’ispettrice) è compito dell’agenzia per il lavoro non fermarsi e cercare soluzioni (più correttamente assegnazioni) nuove e diverse, a favore anche di altri utilizzatori, per consentire a Emma di rimanere all'interno del mercato del lavoro.


Ora, questo, posso affermare con cognizione di causa, non capita molto spesso. Di regola, i servizi ispettivi, se capiscono che le dimissioni sono – come devono essere – davvero libere e volontarie, sentita la lavoratrice, le convalidano. Ma questa posizione dell’ispettrice, se a prima vista può sembrare forse un po’ bizzarra e forzata, credo abbia un suo senso e una sua logica. Prima di convalidare le dimissioni di una lavoratrice, chiede a tutti i soggetti coinvolti uno sforzo in più.


L’utilizzatore conferma che non ci sono spazi. Ma l’agenzia per il lavoro, in questo caso il somministratore? È solo un intermediario tra domanda e offerta di lavoro oppure, soprattutto quando le sue assunzioni come in questo caso sono a tempo indeterminato, è anche un datore di lavoro “a tutto tondo”? Perché se è anche un datore di lavoro, e io credo che lo sia eccome, deve assumersi anche le responsabilità che il ruolo datoriale comporta. E, se così, possiamo dire che la posizione espressa con fermezza dall'ispettrice trova sì una sua giustificazione e fondamento.

L’agenzia per il lavoro comprende e capisce. Dopo vari colloqui con l’ispettrice e intervallando belle chiacchierate con Emma, si mette al lavoro alla ricerca di nuove assegnazioni. Ne trova alcune, a favore di possibili utilizzatori vicino a casa di Emma.


Ed eccoci arrivati alla fine del racconto. Avrei potuto concludere dicendo che Emma, grazie alla agenzia per il lavoro e – aggiungo – grazie all'ispettrice, ha trovato il lavoro che le consente di conciliare vita e lavoro. Non è andata esattamente così. Alla fine, Emma ha convenuto nel ritenere che le dimissioni siano per lei e per il suo bambino la soluzione migliore, senza particolari giorni e orari da rispettare. Adesso ha deciso così e la sua decisione, presa in accordo con chi le vuole bene, è solo sua e insindacabile. Ma ora possiamo dire che è davvero libera e volontaria, dopo aver sondato altre possibili soluzioni. E con la consapevolezza che con la “sua” agenzia per il lavoro è solo un arrivederci, perché quando valuterà essere il momento giusto per rientrare nel mercato del lavoro sarà nuovamente accolta e supportata per cogliere assieme nuove sfide lavorative.


L’agenzia per il lavoro ha quindi aggiornato l’ispettrice in merito, e le dimissioni, mai revocate, avranno pertanto validità dalla data in cui sono state presentate.


Ecco, anche questo accade nel mondo delle agenzie per il lavoro. Mondo complesso e ai più sconosciuto. Un grazie alla ispettrice. Per la sua sensibilità e fermezza, per aver sollevato e insistito su un tema di grande rilevanza. E complimenti a chi, dentro quella agenzia per il lavoro - direttamente e indirettamente - ha dato prova di mettere al centro le persone, soprattutto nei momenti più delicati della loro vita.


A tutti, a chi mi legge, a Emma e al suo bellissimo bambino, buona estate!

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