• Andrea Morzenti

L'infondatezza non è più manifesta




Sarebbe interessante chiedere a un cittadino inglese quale sia, a suo parere, la differenza tra la manifesta insussistenza di un fatto e la (mera) insussistenza. Che già scritto così, non si capisce. In altre parole, quando un fatto è manifestamente insussistente e quando, invece, è (solo) insussistente?

Dico di chiederlo a un cittadino inglese, ma anche francese, spagnolo, americano o giapponese.


Insussistenza, cioè “assoluta mancanza di ragioni o di fondamento”. Così leggo sul vocabolario. Caspita, ma se è pure manifesta, l’insussistenza cosa diventa? Non lo so.

E all’estero, un imprenditore che magari vorrebbe investire in Italia cosa potrà mai pensare? Boh.


Eh già, perché parliamo – sì lo so, non se ne può più – dell’art. 18 dello Statuto dei lavoratori, quello delle tutele per il lavoratore in caso di licenziamenti illegittimi (ante Jobs Act). Nel 2012, la professoressa e allora ministro del lavoro Elsa Fornero lo riscrisse, assieme a Mario Monti e alla sua strana maggioranza ABC (che stava per Alfano, Bersani, Casini).

Fonti ben informate riferiscono che fu proprio Pierluigi Bersani a chiedere l’inserimento della parola “manifesta” nel comma riferito ai licenziamenti economici, perché senza quell'aggiunta non avrebbe votato a favore (non ricordo se, per l’occasione, disse anche di mucca nel corridoio o simili).


Da quel giorno ne hanno discusso tutti: giudici, avvocati, sindacati. Ognuno ha detto la sua, che bello. Eh già, perché con una norma scritta così si poteva dire tutto e il contrario di tutto. Un fatto c'è oppure non c'è, no?

E poi, dopo dieci anni, ci ha pensato la Corte Costituzionale con sentenza n. 125 del 19 maggio 2022. Avete litigato e discusso per un decennio senza arrivare a un dunque? Ecco, ora la parola “manifesta” la togliamo così non se ne parla più


Viva l’Italia! E un caro saluto a Bersani.

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