• Andrea Morzenti

Elettorellum


Correva l’anno 1993. Tangentopoli prima e la stagione referendaria poi, portarono alla approvazione del Mattarellum, dal nome del suo relatore Sergio Mattarella. Ci convinsero che saremmo passati dal proporzionale al maggioritario, e in parte era vero (dico solo in parte visto che un quarto dei parlamentari rimase eletto col proporzionale e che lo scorporo ridusse la portata maggioritaria della nuova legge elettorale). E ci provarono a convincere anche che avremmo così eletto il Governo, e in nessuna parte era vero (perché eravamo e siamo rimasti, anche oggi, una forma di governo parlamentare e non presidenziale), che la sola XXIII Legislatura 1996-2001 ci diede ben quattro governi (Prodi I, D’Alema I, D’Alema II, Amato II).

 

Poi venne il Porcellum, era il 2005. Il timore che col Mattarellum il centrosinistra avrebbe (troppo) vinto, portò il centrodestra ad approvare una legge elettorale che il suo stesso relatore, Roberto Calderoli, definì “una porcata”. Nel 2013 la Corte Costituzionale la dichiarò incostituzionale. Ma visto che del maiale non si butta via nulla e (soprattutto) che non è possibile rimanere senza legge elettorale, la Corte ci consegnò il Consultellum (legge che non fu mai applicata). Sergio Mattarella era Giudice Costituzionale.

E poi poi? E poi fu l’epoca di Matteo Renzi col tentativo di dare sostanza al sogno maggioritario di molti di noi. Governabilità a scapito un po’ della rappresentatività, con la riforma costituzionale cassata dal referendum e l'Italicum (previsto per la sola Camera) cassato dalla Consulta. Era il diabolico “combinato disposto”, di bersaniana memoria. L’Italicum era in realtà una legge proporzionale, ma il doppio turno secco tra i due primi partiti più votati al primo turno, avrebbe dato una maggioranza certa già alla famosa sera stessa delle elezioni. L’Italicum fu promulgato da Sergio Mattarella, Capo dello Stato.

Fu così allora che, con Porcellum e Italicum cassati dalla Consulta e, di conseguenza, con il Consultellum per il Senato e quel che restava dell'Italicum per la Camera dietro l’angolo, il Parlamento approva il Rosatellum, dal nome del suo relatore Ettore Rosato. Legge per un terzo maggioritaria e per due terzi proporzionale, con cui abbiamo votato alle ultime elezioni. Anno 2017, promulga ancora Sergio Matterella.

Insomma, possiamo dire Sergio Matterella, un Presidente, una legge elettorale. In venticinque anni, quattro leggi elettorali che richiamano, in modi diversi, il suo nome. Da relatore prima, a Giudice Costituzionale poi, fino a Presidente della Repubblica.

Ma soprattutto, una strada lunga venticinque anni che ha generato in gran parte dell’elettorato l’equivoco che, tecnicismi a parte, si voti per il Governo. Quando invece, sempre e comunque, abbiamo votato per il Parlamento che, Costituzione alla mano, dà e toglie la fiducia ai governi.

Equivoco cavalcato ad arte in questi giorni da Matteo Salvini e Giorgia Meloni, con Giovanni Toti aggregatosi (per lui) un po’ in ritardo.

E ora ora? E ora credo sia venuto il momento di prendere atto che ci abbiamo provato. Ci abbiamo provato ad essere un po’ più maggioritari e un po’ meno proporzionali. A targhe alterne, vero. Ma ci abbiamo provato. Del resto, per questo è nato pure il Partito Democratico con la sua vocazione maggioritaria e la coincidenza tra le figure del leader e del premier ben scritti nel proprio Statuto. Ci abbiamo provato, ma non siamo stati capaci. Magari ci possiamo riprovare fra una ventina d’anni.

Nel frattempo, preso atto di un fallimento e dell’equivoco generato (forse) volutamente nell’elettorato, torniamo con serenità ad un sistema proporzionale puro, promulgato sempre da Sergio Mattarella che così chiuderebbe il cerchio, con soglia di sbarramento al 4% (perché non 5% non si capisce, o forse sì), come accade per le elezioni europee. Chiarendo bene però che i) si vota per il Parlamento ii) il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio e, su sua proposta, i Ministri iii) il Governo deve avere la fiducia del Parlamento iv) non decide Salvini se e quando andare a votare, perché in una Legislatura possono esserci più governi.

Piace? Beh, insomma. Possibile che con un proporzionale non si possa avere ugualmente un po’ di governabilità in più? Parrebbe di sì. In questi giorni si legge di due/tre possibili correttivi costituzionali, neppure tanto complessi, da abbinare alla legge elettorale proporzionale e alla misura bandiera dei cinquestelle della riduzione del numero dei parlamentari.

Il primo, equiparare i requisiti di elettorato attivo e passivo di Camera e Senato, senza più le attuali distinzioni di età. Il secondo, fermo restando il mito e unicum italico del bicameralismo paritario nell'approvazione delle Leggi, prevedere che la fiducia ai governi sia concessa e revocata a Camere riunite (un voto è meglio che due). Il terzo e ultimo correttivo, introdurre il meccanismo della sfiducia costruttiva, quello cioè che consente al Parlamento di sfiduciare il Governo in carica solo se, contestualmente, ne sa proporre uno nuovo.

Il governo giallorosso ci saprà stupire?

#leggeelettorale #riforme

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