• Andrea Morzenti

Come (dis)incentivare l'occupazione giovanile


(Banana Joe)

Quando c’era Lui(gi) allo Sviluppo Economico e al Lavoro e Politiche Sociali, due Ministeri di peso, tutto andava per il verso giusto. L’ex ILVA fu salvata con tutti i suoi occupati, a lavoratori e imprese d’Italia venne ridata la dignità perduta, la povertà fu abolita dal Sud al Nord dell'intero nostro Paese.

Ora invece Arcelor Mittal se ne vuole andare da Taranto (dico solo che è follia concedere pretesti quali dare, togliere, ridare e poi ritogliere lo scudo penale che fu garantito per la tenuta dell’intera operazione), la dignità inizia a perdere colpi (i dati continuano a raccontare di una sempre più preoccupante riduzione delle ore lavorate) e la povertà - sempre i dati dicono - non si abolisce certo con una misura come il reddito di cittadinanza (chi è ai margini va certo sostenuto di più e meglio, ma chi è senza lavoro va aiutato creando lavoro e non offrendo lavoro che non c’è da parte di navigator dei soli centri per l’impiego pubblici).

 

Ma è la legge di bilancio per il 2020 (bellissimo pronunciarlo ventiventi) a far riemergere un altro intervento miracoloso di Luigi Di Maio. Sappiamo, è storia ormai, che col decreto dignità del luglio 2018 fu approvata la stretta ai contratti a termine (anche in somministrazione). Ma cosa mancava? Mancava una norma per favorire i contratti a tempo indeterminato. E allora con la ghiotta occasione della legge di conversione, agosto 2018, venne introdotto un articolo per incentivare l’assunzione a tempo indeterminato dei giovani (?) under 35 per gli anni 2019 e 2020. Così era tutto perfetto, ci raccontarono e propagandarono via social.

La norma destò da lì a poco qualche dubbio da parte degli addetti ai lavori. Non era infatti previsto, come sempre accade invece in questi casi, una copertura contributiva a favore del lavoratore per i contribuiti cui il datore di lavoro era esonerato. Un errore di sbaglio, si disse. Tranquilli, si aggiunse da fonti governative, l’INPS di Pasquale Tridico chiarirà e aggiusterà tutto con un suo magico provvedimento.

Ma nulla di tutto ciò accadde. Perché la norma, per essere operativa e così applicata dai datori di lavoro, necessita(va) di un decreto congiunto Ministero del Lavoro / Ministero dell’Economia, mai venuto alla luce.

Ma non era allora più semplice prorogare per il 2019 e 2020 gli incentivi a favore degli under 35 previsti per il solo 2018 dalla legge di bilancio del governo Gentiloni?

Eh già, perché quell'incentivo previsto con la legge di conversione del decreto dignità non fu certo una novità e una trovata geniale di Luigi Di Maio. Fu infatti il Governo Gentiloni, sulla scia dei precedenti esoneri contributivi del Jobs Act, a introdurre un incentivo strutturale (valido cioè per sempre, anche oggi) per le assunzioni di lavoratori giovani under 30 che, eccezionalmente per il solo 2018, fu applicabile (e molto applicato) fino agli under 35.

Ma a livello politico e di immagine non si poteva certo prorogare una norma del precedente governo brutto e cattivo, magari con la più logica legge di bilancio per il 2019 (quella, per intenderci, del cambiamento con quota 100 e reddito di cittadinanza). E allora si preferì una norma nuova di zecca, per ridare dignità a lavoratori e imprese, in un articolo scritto male, di fretta in fase di conversione di un decreto legge e rimasta così inapplicata, perché inapplicabile, per tutto il 2019.

Ma torniamo all'oggi, alla legge di bilancio per il 2020. Qualcosa è cambiato, lo sappiamo, abbiamo ora il governo giallorosè (io lo chiamo così, non giallorosso, da quando della maggioranza fa parte anche Italia Viva) che, in base a quanto contenuto nel disegno di legge di bilancio e nella relazione illustrativa, ha deciso di fare la cosa più semplice e logica:

  1. abrogare la norma della legge di conversione del decreto dignità (ah, per inciso, la trovate all’art. 1-bis del decreto legge n. 87/2018 convertito con legge n. 96/2018);

  2. prorogare per gli anni 2019 e 2020 la norma della legge di bilancio per il 2018 (legge n. 205/2017, art. 1, comma 102) sugli incentivi under 35.

Quindi, e direi finalmente, a partire dal 1 gennaio 2020 (data di entrata in vigore della legge di bilancio) i datori di lavoro potrebbero (il condizionale è d'obbligo, la legge è ancora ampiamente in discussione in Parlamento) ottenere l’esonero contributivo triennale (50%, massimo 3.000 euro annui) per le assunzioni a tempo indeterminato di lavoratori under 35 effettuate nel 2019 (e che effettueranno nel 2020).

Una legge di bilancio che varrà così ovviamente per l’avvenire (2020) ma varrà anche per il passato (2019), in una Repubblica Italiana che pare sempre di più una Repubblica delle banane, dove la (non) certezza e la (non) applicabilità delle norme riveste ormai uno dei principali ostacoli nei confronti di chi cerca di creare lavoro e occupazione.

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