Bella e brava gioventù
- Andrea Morzenti
- 2 giorni fa
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Leggendo l’analisi del voto al referendum sulla giustizia degli scorsi 22 e 23 marzo risulta una importante partecipazione al voto dei giovani.
“Il boom della generazione Z, dai 18 ai 28 anni ha il 67% di partecipazione al voto” (Corriere)
“I giovani e la vittoria del No, ora l’opposizione li renda protagonisti” (Repubblica, da cui è tratta la foto di copertina)
“L’orgoglio degli studenti universitari: i nostri genitori indifferenti, noi no” (La Stampa)
Al di là del merito, Landini dice che” i giovani hanno votato No per difendere la Costituzione” mentre per me la Costituzione la si difendeva e – ancora meglio – la si sarebbe attuata votando Sì (vedi art. 111, secondo comma “Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a giudice terzo e imparziale”), mi è tornata alla mente una chiacchierata con un amico in occasione del referendum sul lavoro (quello contro il Jobs Act, per intenderci) del 8 e 9 giugno dello scorso anno.
Allora gli ho scritto chiedendogli se fosse stato lui a raccontarmi di una importante partecipazione dei giovani al referendum sul lavoro dello scorso anno.
E lui me lo ha confermato, mi ricordavo bene, dicendomi che nella fascia 18-29 e ancor di più in quella 18-24 anni l’affluenza era stata molto alta al punto da raggiungere il quorum (che in quell’occasione era necessario, trattandosi di referendum abrogativo e non costituzionale), che invece si fermò tra tutti gli aventi diritto a poco più del 30%.
Ora, fermo che i nostri analisti dovrebbero forse imparare a leggere i dati dentro un ampio lasso temporale e non solo commentarli alla bisogna del momento, credo sia sempre più chiaro a tutti come non sia vera quella narrazione che vede i giovani svogliati e non interessati più a nulla. Bisogna invece saperli coinvolgere, su temi valoriali a loro vicini: la Costituzione, il lavoro che manca, ma anche il patriarcato e la parità di genere, per fare solo qualche esempio.
Anche se leggono pochi libri e nessun giornale, informandosi solo sui loro smartphone, non è detto che siano una generazione meno attenta di quelle precedenti. Giocano sulle loro console a giochi online di particolare difficoltà, il che dimostra come abbiano capacità diverse di chi è stato giovane prima di loro, ma sempre capacità e abilità sono.
Forse è il caso che la politica (ma non solo) ne prenda finalmente atto. Che pensi anche ai nostri e alle nostre giovani, oltre che alle pensioni di chi una vita lavorativa l’ha terminata.



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