• Andrea Morzenti

Chi ha paura di Mario Draghi?



Scrivo qualche riga anch’io, che domani si vota per il Presidente della Repubblica. Uno dei momenti più importanti, più Alti come si usa dire, ma anche più appassionanti e, perché no, divertenti della vita Politica del nostro Paese. Con i catafalchi, coi nomi scritti nell’urna in modo concordato per rendere un po’ più palese il voto che la Costituzione vuole sia segreto, coi franchi tiratori, con l’essere candidato e non candidarsi, col rimanere coperto sino all’ultimo se no ci si brucia, c’è dentro tutto il bello dello spirito italico.

 

Ecco, io qui l’ho già scritto, i miei pochi lettori scuseranno la ripetizione, io tifo Mario Draghi prossimo Presidente della Repubblica. Per un semplice motivo. È il più bravo e a Palazzo Chigi non ci può più stare. Vero, Palazzo Chigi sarebbe più “il suo”. Ma con il nuovo inquilino al Colle, eletto con chissà quale maggioranza, avremo un nuovo governo oppure elezioni anticipate. Se non così, se Draghi restasse invece al governo, ci rimarrebbe per un anno al massimo e poi, dopo le elezioni del 2023, i partiti si guarderebbero bene di averlo ancora tra i piedi.

Al Quirinale invece potrebbe dare la sua impronta per sette anni. Innanzitutto, semplicemente, con l’esserci. E già questo sarebbe un messaggio fortissimo che manderemmo all’Europa e al Mondo. E poi interpretando il ruolo del Capo dello Stato – io credo – non solo come garante e arbitro, ma esaltando e applicando i tanti passaggi di indirizzo che la Costituzione assegna all’inquilino del Colle più alto. A partire dalla nomina del Presidente del Consiglio e (su sua proposta) dei Ministri, potere che già Sergio Mattarella ha esercitato in modo non neutrale, in particolare, rifiutandosi di nominare (su proposta di Giuseppe Conte) Pietro Savona Ministro dell’Economia.


Leggo invece, da più parti, che l’elezione del Presidente del Consiglio in carica al ruolo di Presidente della Repubblica possa avere un non si sa che di incostituzionale. Ohibò, addirittura? E cosa risulterebbe violato? Se i grandi elettori (parlamentari e delegati regionali) votassero Draghi quando ancora sarebbe in carica a Palazzo Chigi, quale sarebbe il vulnus costituzionale? C’è il timore di una dittatura? Di un semipresidenzialismo di fatto? Mi chiedo quando mai supereremo il timore che tutto quello che ruota intorno a una persona e alla meritocrazia possa in qualche modo essere l’anticamera del ritorno del fascismo. Draghi, una volta eletto, si dimetterebbe da Presidente del Consiglio nelle mani di Matterella e accetterebbe poi l’elezione al Colle diventando così, voilà, solo Capo dello Stato e non anche Premier. Per gli affari correnti il governo sarebbe presieduto da Renato Brunetta, ministro più anziano vista l’assenza di un vice premier.


E poi? Eccoci al secondo vulnus costituzionale lamentato da più parti: Draghi sta già facendo le consultazioni per il nuovo governo, inaudito! Ma, mi chiedo, non è invece meritorio lavorare fin da subito sul dopo elezioni? Evitare che l’elezione di Draghi generi (mi scuserà il Ministro) un "Brunetta di lungo periodo"? Ma, anche qui, dov’è il problema se i gruppi parlamentari già ragionano con Draghi sul come gestire il dopo, sul quale possibile governo? Governo che, ricordo, dovrà comunque avere la fiducia delle Camere e che durerà al massimo un anno e non un ventennio (fascista), vista la nota scadenza della Legislatura e le elezioni politiche del 2023.

Ecco, io qui vedrei molto bene – anche questo l’ho già scritto, mi scuseranno sempre i miei pochi lettori – Marta Cartabia Presidente del Consiglio e Ministro della Giustizia, con la conferma di tutti i Ministri del governo Draghi. In questo modo l’azione di governo durerebbe due anni interi, e non solo uno, con grande giovamento di PNRR, riforme e contrasto alla pandemia.


Se tutto questo non dovesse accadere, perché in molti hanno paura a vario titolo di Mario Draghi, avremo Pierferdinando Casini Presidente della Repubblica, garante e non innovatore. Che non si è candidato ed è rimasto coperto allo scopo. A meno che, come mi dice da tempo un mio amico avvocato, sarà la volta di un Capo dello Stato giovane e più rock. Il nome? Angelino Alfano (guardate che il Curriculum Vitae che l’ha eccome eh).

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