• Andrea Morzenti

Come si elegge Sanremo



La legge elettorale è quella cosa che trasforma i voti in seggi. Per questo è molto importante, forse addirittura più della forma di governo.

Ed è per questo che io la metterei, almeno nei suoi principi base, nella Costituzione in modo che non possa essere modificata, o anche solo discussa, ad ogni piè sospinto in base alle mere convenienze di parte.

 

Prendete Sanremo. Il televoto ha pesato per il 34%, la sala stampa per il 33%, la demoscopica 1000 per il restante 33%. Il mattarellum aveva il 75% di maggioritario e il 25% di proporzionale, il rosatellum oggi in vigore inverte le percentuali con il 63% di proporzionale e il 37% di maggioritario. Se cambi i pesi, influisci in modo determinante su chi vince, Ultimo o Mahmood, élite o popolo, centrosinistra o centrodestra.

Se poi inserisci un ballottaggio tra i primi tre votati al primo turno (o due, poco cambia), può accadere che chi tra i tre ha avuto meno voti al primo turno può vincere Sanremo o il seggio in Parlamento. Ecco perché l’uninominale di collegio a turno unico o a doppio turno non sono per nulla la stessa cosa. Possono cambiare la storia di Sanremo (vabbè), possono determinare la storia di un Paese (no vabbè).


Ma può anche accadere che il voto non determini alcun vincitore. A Sanremo non capita, Ama(deus) nomina, comunque, il primo arrivato che ha la fiducia dell’Ariston. Al Paese può invece capitare eccome, con Mattarella che in cinque anni nella stessa Legislatura è costretto a nominare tre vincitori diversi (anche se i primi due sono la stessa persona, con qualche evidente problema di identità) che hanno tre diverse fiducie del Parlamento.

E che dire della possibilità di coalizzarsi prima delle elezioni o, invece, solo dopo a votazioni concluse? Prendete Mahmood e Blanco vincitori del Festival 2022, resteranno uniti anche dopo Sanremo o poi il duo scoppierà?

La storia italiana dal 1994 in poi è costellata di coalizioni elettorali scoppiate subito poco dopo le elezioni. Ci si mette assieme per racimolare più voti possibili e poi ci si divide e così ognuno va per la sua strada. Sono gli effetti perversi del referendum del 1993 con cui abbiamo provato a diventare maggioritari senza riuscirci.


Ecco perché, mio parere, la legge elettorale deve essere inserita nella Costituzione. Deve essere un unicum armonico con tutto il resto, in modo che tutto vada nella stessa direzione. La nostra Carta Costituzionale dà ampio spazio al Parlamento a scapito del Governo, assegnando un ruolo determinante ai partiti e ai gruppi parlamentari. Quando fu scritta, i partiti avevano comprensibilmente a cuore un unico obiettivo: evitare il ritorno dell’uomo forte e il rischio di un ritorno al fascismo. E la legge elettorale proporzionale “pura” ne era la logica conseguenza.

Ora, e di conseguenza, delle due l’una: o si torna al proporzionale e lo si mette nella Costituzione, oppure si cambia la Costituzione (ora c’è l’UE, l’ONU, la Nato, le Regioni, la Corte Costituzionale) inserendoci anche i principi di una legge elettorale maggioritaria. In entrambi i casi occorre modificare la Costituzione per evitare che prevalgano di volta in volta gli interessi di parte.


Già, una cosa da “Brividi” per restare a Sanremo.

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