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Il Piano per scalare le classifiche internazionali



“L’Italia è la prima beneficiaria, in valore assoluto, dei due principali strumenti del programma Next Generation EU (NGEU), predisposto dall’Unione Europea in risposta alla crisi pandemica e che prevede investimenti e riforme per accelerare la transizione ecologica e digitale, migliorare la formazione delle lavoratrici e dei lavoratori e conseguire una maggiore equità di genere, territoriale e generazionale. Si tratta del Dispositivo per la Ripresa e Resilienza (RRF) e del Pacchetto di Assistenza alla Ripresa per la Coesione e i Territori di Europa (REACT-EU). Il solo RRF garantisce risorse per 191,5 miliardi di euro, delle quali 68,9 miliardi sono sovvenzioni a fondo perduto, da impiegare nel periodo 2021-2026.”

“Il Piano è in piena coerenza con i sei pilastri del NGEU e soddisfa i parametri fissati dai regolamenti europei, con una quota di progetti “verdi” pari al 40 per cento del totale e di progetti digitali del 27 per cento. Il 40 per cento circa delle risorse territorializzabili sono destinate al Mezzogiorno, a testimonianza dell’attenzione al tema del riequilibrio territoriale. Il Piano è fortemente orientato all’inclusione di genere e al sostegno all’istruzione, formazione e occupazione dei giovani e contribuisce a ciascuno dei sette progetti di punta (European flagship) della Strategia annuale sulla crescita sostenibile dell’UE. Gli impatti ambientali indiretti sono stati valutati e la loro entità minimizzata, in linea con i principi che ispirano il NGEU.”

“Il Governo intende attuare quattro importanti riforme di contesto: pubblica amministrazione, giustizia, semplificazione della legislazione e promozione della concorrenza.”

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Sono alcuni passaggi del comunicato stampa del Consiglio dei Ministri del 24 aprile, nel quale il Presidente del Consiglio ha ufficializzato anche il via libera dell’Europa al piano italiano.

Ora il Piano verrà sottoposto al giudizio del Parlamento e poi trasmesso a Bruxelles entro il 30 aprile.

Il Piano è fortemente orientato all’inclusione di genere e al sostegno all’istruzione, formazione e occupazione dei giovani. Mirando a questi obiettivi, gli impegni e le riforme contenute nel documento dovrebbero portare l’Italia a scalare posizioni nelle diverse classifiche internazionali che spesso la vedono come fanalino di coda.

Ne consideriamo alcune.

L’edizione 2020 del Global Competitiveness Report del World Economic Forum, analizzando la capacità di ripresa e resilienza di 37 Stati, rileva che per quanto "la maggior parte dei Paesi non sia ancora pronta per la trasformazione, l'Italia è in ritardo in nove delle undici priorità identificate” dal rapporto e riconducibili a quattro grandi aree di azione: ambiente favorevole, capitale umano, mercati, ecosistema dell’innovazione.

Il punteggio raggiunto dall’Italia è di 51,9 su 100, il più basso tra i principali Paesi industrializzati (la Germania 62,9, la Francia 62,7, il Regno Unito 61,4, Spagna 56,5 e Portogallo 56,1)

Il Global Gender Gap Report, pubblicato sempre dal World Economic Forum, prende in considerazione quattro dimensioni chiave, che delineano gli obiettivi a cui guardare per raggiunger il progresso nell'uguaglianza di genere: la partecipazione e l'opportunità economica, lo sviluppo educativo e d'istruzione, la salute e il benessere, e infine l'empowerment politico.

Nella classifica 2021, l’Italia risulta al 63° posto su un panel di 156 Paesi al mondo, dopo il Perù e prima del Timor-leste, al 19° posto tra i 22 paesi di Europa Occidentale e Nord America.

Nelle quattro singole dimensioni del Global Gender Index il nostro Paese ricopre queste posizioni: partecipazione e opportunità economica 114^, sviluppo educativo 57^, salute e benessere 118^, emancipazione politica 41^.

Anche se la situazione è migliorata rispetto allo scorso anno, guadagnando 13 posizioni, la corsa verso la piena parità è ancora troppo lenta e il Piano di Ripresa dovrà imprimere una forte accelerazione.


Sul tema Giustizia, oggetto di una delle riforme che integreranno il piano, il rapporto 2020 Doing Business della Banca Mondiale colloca l’Italia al 122° posto su 190 per la categoria “tempo e costi delle controversie”.

L’ottavo rapporto di valutazione stilato nel 2020 dalla Commissione europea per l’efficacia della giustizia (CEPEJ) del Consiglio d’Europa che individua le tendenze generali nei sistemi giudiziari di 45 paesi europei, conferma che la giustizia italiana è stata la più lenta d’Europa. Nel 2019 la posizione occupata era la 35^ su 42.

Il rapporto ISTAT sui Livelli di istruzione e ritorni occupazionali 2019 rivela che in Italia, la quota di popolazione con titolo di studio terziario continua a essere molto bassa: il 19,6% contro il 33,2% dell’Ue. Nel Mezzogiorno rimangono decisamente inferiori sia i livelli di istruzione (il 54% possiede almeno un diploma, 65,7% nel Nord) sia i tassi di occupazione anche delle persone più istruite (71,2% tra i laureati, 86,4% nel Nord). Il divario territoriale nei tassi di occupazione dei laureati è più ampio tra i giovani e raggiunge i 24,9 punti.

La quota di popolazione tra i 25 e i 64 anni in possesso di almeno un titolo di studio secondario superiore è il principale indicatore del livello di istruzione di un Paese. Il diploma è considerato, infatti, il livello di formazione indispensabile per partecipare con potenziale di crescita individuale al mercato del lavoro. In Italia, nel 2019, tale quota è pari a 62,2%, un valore decisamente inferiore a quello medio europeo (78,7% nell’Ue28) e a quello di alcuni tra i più grandi paesi dell’Unione: 86,6% in Germania, 80,4% in Francia e 81,1% nel Regno Unito. Solo Spagna, Malta e Portogallo hanno valori inferiori all’Italia.

Il Paese affronterà la sfida già dai prossimi mesi, declinando sul Piano di Ripresa e Resilienza e le riforme di contesto. L’auspicio è che il Piano possa creare le condizioni per raggiungere a breve la testa delle classifiche internazionali.

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