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  • Andrea Morzenti

L’astensione, però, non è un reato




Da sempre, nel piè di pagina di questo mio piccolo blog compare una frase di don Lorenzo Milani che a me è sempre piaciuta molto: Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è la politica. Sortirne da soli è l’avarizia".


Sei aventi diritto (si dice così) su dieci non hanno votato alle elezioni regionali di Lazio e Lombardia di questi ultimi domenica e lunedì (che poi, perché anche lunedì boh). Ormai è una tendenza che pare non arrestarsi più. Al voto non va più quasi nessuno. In particolare, non frequentano le cabine elettorali (o gabine, di bossiana memoria) i giovani e i giovanissimi.

Ma anche sempre meno sono gli iscritti al sindacato. L’associazionismo non gode di buona salute. E pure le Chiese sono sempre più vuote, in particolare – ma non solo – di giovani.


È un "modo di vivere". Ma, permettetemi, non è un reato.


I problemi, parafrasando don Milani, sono però perlopiù comuni a tutti (non li sto a citare qui, basta aprire i giornali – se qualcuno li apre ancora – per leggervi l’elenco dei “mali che da anni affliggono il nostro Paese”), ma ognuno le soluzioni prova a trovarle da sé; o, peggio ancora, in alcuni casi non ci prova neppure.

Giovani e giovanissimi, sempre con lo smartphone in mano, si informano e provano a sortirne, sempre citando il priore di Barbiana (ah, se non ci siete mai andati, fateci un salto che merita), da soli, sui e coi social. Che non è stare assieme, ma è stare da soli.


Non è un reato, torno a dire. Non andare al voto significa non esercitare un proprio diritto a cui, semplicemente, non si riconosce alcuna importanza.

In alcuni casi perché si pensa che tanto non cambierà nulla, che gli eletti penseranno sempre e solo a loro stessi. Che “i mali che affliggono il nostro Paese” non saranno risolti. Che la risoluzione dei problemi, semmai, forse arriverà da altri e non dal parlamento, dal governo, dalle regioni, dai comuni.

In altri casi, non si va al voto perché neppure si sa che c’è, in programma, un voto.


Da un po’ di tempo ho in mente il titolo di quello che mi piacerebbe fosse (chissà) il mio primo libro: “Svolta a destra, sempre, con prudenza”.

Forse è l’idea americana della società versus l’idea europea che sta prevalendo anche da noi? L’idea del farsi le cose da solo, perché so io cosa mi fa bene e cosa no e non me lo deve certo dire il semaforo (piccolo spoiler del libro che verrà). La libertà che vince sulla solidarietà.


Ah, io domenica ho votato. E mi piacerebbe che lo facessero anche i miei figli, da qui a poco. E per questo lavorerò nel mio piccolo.

Faccio però anche una proposta: evitiamo lo spezzatino delle elezioni, col voto ogni tanto (al chilo). Perché non fare anche da noi elezioni a data certa? Le politiche sempre ogni tot anni, le amministrative tutte nello stesso giorno.

Secondo me potrebbe aiutare a sortirne tutti assieme. A ridare bellezza e il suo giusto ruolo alla politica.

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