• Andrea Morzenti

Le sfide che ci confrontano



Vincere la pandemia, completare la campagna vaccinale, offrire risposte ai problemi quotidiani dei cittadini, rilanciare il Paese, sono le sfide che ci confrontano”.


Come tutti, come tanti, ho ascoltato in diretta il discorso che Mario Draghi ha pronunciato dopo avere ricevuto dal Capo dello Stato l’incarico per formare un nuovo Governo. L’ho sentito alla radio - ero in auto - mezzo di comunicazione che consente di porre particolare attenzione alle parole, mancando ovviamente il seppur importante “contorno” delle immagini.

 

Mi hanno molto colpito, subito in diretta, queste parole: LE SFIDE CHE CI CONFRONTANO.


Al punto di fermarmi, cercare il video sullo smartphone e risentirle per essere sicuro fossero davvero quelle. Non le avevo mai sentite prima d’ora. Forse non passeranno alla Storia come le ormai famose “Whatever it takes” pronunciate nel 2012 dallo stesso Draghi, ma io le trovo ugualmente meravigliose. Sono di derivazione anglofona, mi hanno poi spiegato, credo la conseguenza del pensare in inglese e tradurre in italiano.

Sono le sfide (vincere, completare, rispondere, rilanciare) a confrontare tutti noi. Sono le sfide che devono portare a esaminarci.

Un esame che, lo voglio leggere così, ognuno di noi deve fare prima con sé stesso e poi con gli altri per verificare le affinità e le differenze.

E, certo, uscendo un po’ dall’analisi logica, sono anche le sfide con cui il nuovo Governo dovrà confrontarsi per dare al Pase le risposte che attendiamo da tanto, troppo, tempo: un piano vaccinale che vada oltre le Primule arcuriane, un Revovery Plan e non un mero elenco puntato e numerato con resilienze e balle simili.


La crisi di governo (se non ora, quando?), il passaggio da Giuseppe Conte a Mario Draghi, è stato un capolavoro politico di Matteo Renzi, lo stanno riconoscendo in molti anche tra i suoi detrattori. Renzi, l’uomo politico più odiato di tutti i tempi. Lo dico con le parole di Claudio Velardi: “Nell'ultimo sondaggio sulla popolarità dei leader, Matteo Renzi è a quota 17%. Il migliore dei nostri politici è odiato. È un problema suo, non dell'83% che non lo sopporta. Si assenti dalla scena per un po' e rifletta. Con il tempo i suoi meriti saranno chiari a tutti”.


Il merito del Senatore semplice di Firenze, per me già abbondantemente chiaro dopo confronto come me stesso in atto da tempo nonché dopo confronto e discussioni con molti amici, è quello di aver chiuso la pagina del Governo più incompetente e inconcludente che l’Italia abbia mai avuto. Il Governo del “decisionismo del non fare”, come l’ha definito Lorenzo Bini Smaghi. Quel Governo che ha puntato tutto sulla comunicazione casaliniana; e l'ha fatto fino all’ultimo con la sceneggiata del tavolino di Conte a voler comunicare lo sfrattato ingiustamente da casa. Perché, e qui uso le parole di Mattia Feltri, “c’è qualcuno immerso nella serenità di giudizio e in possesso delle facoltà mentali che affiderebbe il conto corrente all’avvocato di Volturara Appula invece che al banchiere romano?”.


Eh già, i 209 miliardi di euro del Next Generation EU sono ora in ottime mani, nella migliore intelligenza e competenza che ora ci (e si) confrontano per il futuro dei nostri figli.


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