• Andrea Morzenti

Piano Nazionale di Riforme Restie



Ho letto un po’ il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, il PNRR.

Lo ammetto, non tutto quanto. Per togliermi ogni dubbio ho fatto anche un “Trova: Costituzion”. Niente, di riforme costituzionali non c’è traccia.

 

Forse perché queste riforme istituzionali c’entrano nulla, almeno direttamente, con il Next Generation UE. Forse perché i partiti della maggioranza non hanno, sul tema, la stessa visione. Forse perché ai partiti, tutti, va bene mantenere lo status quo. Ma tant’è.


Eppure, io continuo a ritenere che il nostro Paese abbia bisogno anche di riforme costituzionali. Per rendere il nostro sistema istituzionale più stabile, autorevole, decidente. E questo anche in ottica di tutela delle prossime generazioni.

Invece nulla.


Abbondonato, nel 2016, ogni ampio progetto riformatore con la bocciatura della riforma costituzionale renziana, qualche flebile speranza di piccole riforme l’avevo mantenuta.

Ricordate? Riduciamo il numero dei parlamentari e, poi, diamo il via ad alcune modifiche istituzionali. Il menu prevedeva, in ordine di fattibilità:

  1. modifica dei regolamenti parlamentari e rimodulazione delle commissioni permanenti

  2. nuova legge elettorale

  3. equiparazione dell’età dell’elettorato attivo di Camera e Senato, diciotto anni

  4. riforma della base elettorale, attualmente regionale, del Senato

  5. Camere riunite per i) fiducia al Governo ii) legge di bilancio e manovre correttive iii) discorsi del Presidente del Consiglio prima degli appuntamenti europei (per evitare che Draghi chiami “Onorevoli Deputati” i Senatori)

  6. sfiducia al Governo solo se costruttiva (sempre a Camere riunite)

  7. differenziazione delle funzioni di Camera e Senato


Di nulla di tutto ciò invece non c’è traccia nel PNRR, come anche nel dibattito parlamentare.

E così quella montagna di soldi continueranno a gestirla gli enne governi che si avvicenderanno negli anni a venire, alla considerevole (e elemento caratterizzante unico italico) media di 67 governi in poco meno di 80 anni.

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