• Andrea Morzenti

Un altro vasetto di yogurt è possibile



Immaginate un vasetto di yogurt nel vostro frigorifero. Uno solo, buonissimo. Ma è uno solo appunto e, dicono, non ne potrete mai più comprare un altro. E allora lo “tenete a mano” (si dice così, dalle parti di Bergamo, col significato di “conservare con cura”).


Quel vasetto di yogurt però scade da lì a poco e, giustamente, a un certo punto decidete di mangiarlo. Ne gradireste un altro, fa bene alla salute dicono. Ecco che allora qualcuno, per darvi un aiuto, convinto di fare una cosa utile, ne sposta la scadenza in avanti di tre mesi. Ma voi ormai l’avete mangiato.

 

Un solo vasetto di yogurt, per legge, a famiglia, con scadenza 31 dicembre 2020. Poi con un’altra legge dello Stato la scadenza viene posticipata al 31 marzo 2021. Bene per chi lo yogurt ancora non se l’era mangiato, tre mesi in più per decidere se, come e quando mangiarlo. Ma per chi lo yogurt l'ha già gustato la modifica è stata inutile. Non c’è dubbio che, fin qui, concorderete con me. Almeno, se vi piace lo yogurt.


Una simile modifica, inutile per molti, stava per avvenire ad opera di un’altra legge dello Stato (il decreto Sostegni, spoiler). Nella bozza di questa legge si leggeva di uno spostamento al 31 dicembre 2021 della data di scadenza del famoso, ormai, vasetto di yogurt. Ecco, ci risiamo, ho pensato. Anzi l’abbiamo pensato in molti.

Poi, un (piccolo) colpo di reni. La versione bollinata del decreto – al momento in cui scrivo non è ancora in Gazzetta – non modifica più solo la data di scadenza dello yogurt ma mette nel nostro frigorifero un nuovo vasetto di yogurt che scade a fine anno. Per chi il primo l’ha già mangiato, un altro vasetto a disposizione. Per chi il primo non l’ha ancora mangiato e l’ha lasciato scadere, uno nuovo con scadenza più in là.


Ecco, fuor di metafora, è andata più o meno così con la acausalità dei contratti di lavoro a termine, anche in somministrazione. Con una serie di norme che, preso atto delle nefaste conseguenze sulla occupazione, in particolare - ma non solo - giovanile, stan provando a superare (solo un po’, a onor del vero) il decreto dignità con le sue improponibili e inutilizzabili causali. Cioè quelle condizioni necessarie per prorogare i contratti a termine oltre i dodici mesi o, semplicemente, rinnovarli (cioè per lo stesso datore riassumere a termine lo stesso lavoratore).

Dopo un primo tentativo maldestro con la conversione in legge di un qualche decreto (ora non mi sovviene quale), il vero superamento - seppur parziale - è avvenuto col decreto Agosto, poi la Legge di Bilancio con il mero differimento della data e ora il decreto Sostegni che, oltre alla completa riscrittura della norma di agosto (e qui la forma conta forse più della, immutata, sostanza), precisa che le nuove disposizioni “hanno efficacia a far data dall'entrata in vigore del presente decreto” e che, soprattutto, “nella loro applicazione non si tiene conto dei rinnovi e delle proroghe già intervenuti”.


Forse un primo segnale di discontinuità del governo Draghi rispetto al governo Conte.


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