• Andrea Morzenti

Rosatellum, maledette coalizioni


Quindi abbiamo il rosatellum. La legge elettorale un po’ maggioritaria, un po’ proporzionale. Il tipico “né carne, né pesce” italico.

Qui ne abbiamo scritto le caratteristiche principali e qui la critica al sistema delle coalizioni pre-elettorali che lo rende un unionellum.

Due aspetti interessanti stanno emergendo dal dibattito, entrambi legati alla possibilità per le liste (partiti) di presentarsi in coalizione. Proviamo a vederli.

 

PRIMO PUNTO: IL TRASCINAMENTO UNINOMINALE-LISTA

È previsto che il voto al solo candidato nel collegio uninominale (non accompagnato anche da un ulteriore voto ad una lista che lo appoggia: in tal caso il voto va direttamente anche alla lista) venga “trascinato” a favore delle liste che lo appoggiano, e diviso in proporzione ai “rapporti di forza” che le liste hanno ottenuto nella parte proporzionale.

Due aspetti:

  1. Caso limite: nessuno vota le liste, tutti votano il candidato. Le liste si dividerebbero in parti uguali i voti per il riparto proporzionale (non essendoci alcun rapporto di forza cui parametrare il riparto). Esempio: Renzi, Bonino/Pisapia e Alfano, coalizzati che appoggiano gli stessi candidati nell’uninominale, avrebbero la stessa percentuale di voti e si ripartirebbero i seggi assegnati col proporzionale in modo identico.

  2. Il voto “trascinato” concorre a far raggiungere, alla lista che lo riceve, la soglia di sbarramento del 3%, soglia necessaria per poter accedere al riparto dei seggi assegnati col proporzionale. Esempio: Alfano (sempre lui, mi scuserà il Ministro della Giustizia/Interno/Esteri, ma con lui l’esempio viene semplice) non raggiunge il 3% e quindi non avrebbe seggi della parte proporzionale. Ma grazie ai voti trascinati, un pezzettino alla volta, con candidati magari forti di Renzi, lo raggiunge e avrà così seggi anche nella parte proporzionale.

[ricordiamo che – ahimè – non è ammesso il voto disgiunto cioè la possibilità di votare un candidato e una lista che appoggia un altro candidato]

SECONDO PUNTO: PROGRAMMI E CAPO DIVERSI PER LE LISTE COALIZZATE

Le forze politiche (liste) devono depositare simbolo, programma (fermo restando che i parlamentanti agiscono senza vincolo di mandato) e nominativo del capo (ferme restando le prerogative del Presidente della Repubblica in merito alla nomina del Presidente del Consiglio > nessun candidato premier insomma).

Le liste, prevede il rosatellum, non le coalizioni. Quindi le liste coalizzate avranno ognuna un loro simbolo (e vabbè), un loro programma e un loro capo. Lasciando un attimo Alfano al suo destino, avremo quindi Berlusconi capo di Forza Italia e Salvini capo della Lega (Nord?). Forza Italia col suo programma, la Lega (Nord?) col suo programma. Che si coalizzano, per governare il Paese, con programmi che potranno essere diversi l’uno dall'altro. E con candidati nei collegi uninominali, sostenuti da entrambe, che in campagna elettorale nel loro collegio potranno avere qualche difficoltà nel capire di quale programma sono portatori.

Ecco a voi le coalizioni elettorali. Presentarsi assieme, per dividersi poi.

A questo punto, visto che il maggioritario l’abbiamo seppellito con il No al referendum costituzionale del 4 dicembre 2016, mi chiedo: non era meglio un bel proporzionale con sbarramento al 5%, e via andare?

P.S. poi c'è Grillo che non fa coalizione con nessuno, perché lui noi si coalizza mai. E Speranza (si scrive Speranza, si legge Bersani/D'Alema), Fratoianni e Civati che non si coalizzano ma fanno un'unica lista, perché il 10%, soglia di sbarramento per le coalizioni, e il 3%, da soli, soglia di sbarramento per li liste, non li raggiungerebbero mai. Ma questo è un altro discorso.

#rosatellum #leggeelettorale

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