• Andrea Morzenti

Nulla sarà come prima, tutto è esattamente come prima



Eccoci ora, quindi, al dunque. I contagi crescono esponenzialmente, la percentuale di positivi sul numero dei tamponi effettuati preoccupa, come preoccupa il tasso Rt, il numero dei ricoverati in terapia intensiva e, purtroppo, il numero dei decessi.


Visto questo scenario cosa si fa? Si blocca pianin pianino, qua e là, orari di chiusura sempre anticipati e balle varie. Paginate e paginante di Dpcm che modificano pochi punti rispetto al precedente, Ordinanze regionali che precedono o che seguono a ruota. Del resto, con un virus nuovo di pacca, cos'altro si poteva fare? Si procede a tentoni. Si vede come va. E se va male, si chiude il Paese.

 

· Ehi, aspetta. Ma questo è lo stesso virus di febbraio/marzo, di questa primavera, nevvero?

· Sì, certo.

· E nessuno aveva previsto sarebbe tornato in autunno?

· Sì, tutti.

· E allora perché si rifa tutto daccapo? Perché non è fatto di più per evitare contatti e contagi, invece di attendere e sperare che non arrivassero e così, poi, una volta arrivati, dover bloccare tutto? Perché non provare a ridurre le occasioni di assembramento, invece di vietare ora gli assembramenti, una volta avvenuti, e con misure che, in alcuni casi (pensa al divieto di vendita di alcolici - una bottiglia di rosso al signor Piero per la sua cena a casa - al negozio di alimentari in un paese in montagna di 500 anime), sfiorano il ridicolo? Perché non aumentare i posti in terapia intensiva al posto di fare lo sbruffone con la storia ad effetto del lanciafiamme? Perché non aumentare gli addetti al contact tracking? Perché...

· Eh, boh.

· Sarà mica che ad agosto i governanti avevano da fare le ferie ferragostane, un must italico irrinunciabile?

· Ma no, dai, non credo.

· Vabbè dai, passiamo oltre. Ma ti ricordi quando il mantra era “nulla sarà più come prima”?

· Certo, vero. Ricordo bene.

· E cosa è cambiato rispetto a prima? Nella scuola ad esempio?

· E ma è un casino, dai.

· Ah già. Mesi e mesi parlare di mettere le rotelle ai banchi, ma pensare ad altro proprio no eh? Che ne so, sentire un team di ingegneri per programmare, pianificare, cercare nuove soluzioni.

· Ma non è facile, lo sai. Non si può improvvisare. E poi ci sono le resistenze del corpo docente, dei collaboratori scolastici, dei sindacati, …

· Ecco, quindi tutti a scuola come prima, poi arrivano i contagi, e poi la didattica a distanza, cioè la negazione della scuola. Ragazzi che apprendono il nulla o quasi, docenti che sono abituati a fare lezione frontale, per anni, e devono improvvisare nuove modalità di lezione. Relazioni interpersonali che vanno a farsi benedire, in un momento così fondamentale dello sviluppo dei ragazzi.

· E capisco, ma c’è un’emergenza sanitaria in ballo eh.

· Manca la programmazione! Lo capisci? Quanti mesi avevano? Quanti? I contagi, dicono, non avvengono dentro le aule dove le misure di protezione sono rispettate. Ma fuori da scuola e, soprattutto, sui mezzi pubblici. Lo dico da tempo, dividere in due la scuola: una parte, un gruppo di classi, va la mattina, un’altra il pomeriggio. E poi si turna.

· E ma così i docenti lavorano il doppio…

· Ma no, santo cielo. Si fanno gruppi di docenti, che fanno le stesse ore di prima, tutte la mattina o tutte al pomeriggio. E non mi dire che il pomeriggio è sacro, che lo dico da anni che almeno alle superiori la scuola dovrebbe restare aperta dalle 8 alle 18! E se le ore sono troppe, quest’anno se ne fanno un po’ meno, anche di 45 minuti, ma tutte in presenza.

· E ma cosa cambia?

· Che si riducono gli assembramenti fuori dalla scuola. E, soprattutto, che i mezzi pubblici sono meno affollati e non sommano pari pari le presenze di chi va al lavoro. Ci vogliono più corse degli scuolabus? Bene, che le facciano!

· Aspetta, la DAD no e allora lo smartworking?

· È altra cosa, siamo adulti, non adolescenti. Gli impatti ci sono, ma sono minori. Ecco, mi fai venire in mente le parole di Sala, Sindaco di Milano: “ora tutti al lavoro, basta con lo smartworking”. A parte l’uscita infelice visto che si è sempre lavorato pure da remoto, hai idea degli impatti sui mezzi pubblici e sulle strade? Altro che fare le corsie per le bici in Corso Buenos Aires, e dai su.

· Ma i taxi, i bar delle colazioni, i ristoranti delle pause pranzo?

· Io non amministro Milano o una grande città. Certo che ci sono problemi, ma vanno risolti invece di far finta di nulla e ripartire daccapo, come prima, e vedere come va. Capisci che doveva essere un “nulla sarà più come prima”?

· E già. Invece, dici, tutto esattamente come prima: scuola, lavoro. E poi ci si stupisce se tornano i contagi. Mi fai pensare, anche gli orari di uffici, negozi e altro. Sono praticamente rimasti uguali. Forse invece di chiudere ora, andavano ampliati prima in modo da evitare assembramenti negli orari obbligati e uguali a tutti…

· Eh, vedo che mi stai seguendo. E aggiungo pure la politica. Abbiamo votato per il referendum costituzionale in presenza, come sempre fatto. E non dirmi che non si poteva sperimentare, che ne so, un voto per corrispondenza o altro.

· Mah…

· Sì, lo so. È una modifica alla Costituzione, era pericoloso sperimentare dici. E allora, tutto esattamente come prima. Poi i contagi, poi si chiude. Sempre poi.

Sono molto arrabbiato, forse l’avete capito. Ho riportato, un po’ alla rifusa mi scuserete, i miei colloqui, i miei dialoghi, di questi ultimi giorni. E penso a chi ha fatto il possibile, ristoranti, piscine (c’è una bellissima testimonianza di Luca Sacchi su La Stampa). Ma anche semplicemente aziende private. Protocolli concordati e rispettati. E ora tocca chiudere.


E penso a tutti noi, sì tutti salvo rare eccezioni, che indossiamo la mascherina anche all'aria aperta. Chissà poi perché, ma lo facciamo. E penso al mio amico avvocato, che la sera allena(va) una squadra di pallavolo. Rilevamento della temperatura all'ingresso, sanificazione di palloni prima e dopo l’allenamento, per dire solo di alcune delle misure sempre rispettate. E poi, ti chiudono. Per responsabilità loro, non tua. E mi arrabbio ancora di più.


E i Tribunali? Che lavorano ancora come prima. Mesi e mesi buttati al vento. Coi cancellieri che se non sono in presenza non possono lavorare. E, quindi, non lavorano. E, così, si blocca o si rallenta tutto. Sempre più.


E mi torna in mente la scuola. Il momento forse più bello, certamente uno dei più importanti della vita di ognuno di noi. Amicizie, trasgressioni, crescita, parole, amori. E pure la didattica, certo. Imparare, discutere, sbagliare, provare. Ora ridotta a sei ore a casa davanti allo schermo di un computer. Si poteva evitare tutto ciò? No, si doveva. Si doveva.


Da ultimo, cambiando un attimo argomento ma sempre nello stesso solco, lo voglio dire anche qui, e poi chiudo che è meglio: se il Governo, la Regione, il Comune, con DPCM vari o con Ordinanze di ripicca politica, dovessero ancora vietare la corsa o la bici all'aperto, individuale e con distanza interpersonale, farò i) disobbedienza civile ii) se multato, ricorso fino alla Consulta. Sia messo agli atti.


#COVID19 #LOCKDOWN

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